Come sappiamo a partire dallo scorso Febbraio è stata indetta una super-moratoria volta a sospendere i mutui per tutte le famiglie che, in seguito alla crisi economico-finanziaria che si è abbattuta sui mercati mondiali, hanno subito gravi perdite o che hanno assistito all’emergere di particolari avvenimenti che ne hanno compromesso la stabilità economica.
Fino agli ultimi aggiornamenti forniti dall’Abi lo scorso 30 Aprile si stimava l’aderenza al piano di sospensione di almeno 15 mila famiglie.
Come ha sottolineato nel suo ultimo rapporto l’Associazione Bancaria Italiana, grazie al provvedimento di sospensione gli italiani in soli 3 mesi avrebbero ottenuto circa 96 milioni di euro, per un guadagno netto a famiglia di circa 6.800 euro.
Un introito importante questo, soprattutto vista la condizione assolutamente precaria in cui versano numerosi nuclei familiari che hanno palesato nell’ultimo biennio una seria impossibilità ad affrontare il pagamento delle rate mensili.

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Secondo le indagini, inoltre, è stato possibile risalire alle principali motivazioni che hanno spinto le famiglie a richiedere di rientrare nel provvedimento, e a quanto sembra la principale motivazione è strettamente connessa alla perdita di lavoro da parte di un coniuge o di un qualsivoglia familiare.
Un dato inquietante, quindi, che lega con inscindibile chiarezza la realtà occupazionale italiana a quella della dilagante insolvenza, una sorta di doppio binario su cui si muovono i cittadini che, con sempre maggiore fatica, cercano di far fronte ad un carovita che ne indebolisce di frequente il contesto economico.
Il lavoro diventa sempre meno sicuro, gli orari ridotti e i contratti inesistenti determinando una sorta di crollo totale rispetto alla possibilità di assolvere a spese bancarie come la restituzione di un mutuo o di un leasing.