Come oramai confermato da una recente indagine condotta in Italia, pare proprio che il muto a tasso fisso nel Bel Paese raggiunge un costo maggiore rispetto agli altri paesi europei, mentre al contempo però, registra un tasso variabile meno caro rispetto alle medesime nazioni.
A confermare tale tendenza, l’ultima ricerca condotta dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana, la quale ha recentemente stilato una piccola stima a partire dalle statistiche condotte sul sistema europeo delle banche centrali.
Volendo analizzare con precisione l’intero contesto emerge che, allo stato attuale, i mutui stipulati a tasso fisso sono più cari di 60 punti base rispetto alla media europea in quanto attestato all’incirca intorno al 4,61%.

![]()
![]()
![]()
Situazione ben diversa invece se si prende in considerazione l’andamento dei mutui a tasso variabile, difatti quest’ultimi sembrano essere tra i più vantaggiosi rispetto al contesto europeo in quanto i tassi medi si attestano al 2,22% quindi 36 punti base in meno rispetto al 2,58% dell’area dell’euro.
Ma volendo fare un raffronto, in fine, quale risulta essere quello maggiormente conveniente?
Secondo un articolo pubblicato su “Il Sole 24 ORE“ i mutui stipulati a tasso variabile risultano più convenienti perché meno cari, ma siamo sicuri che tale prospettiva resti la medesima per parecchi anni?
Ebbene la risposta non può essere vaga e incerta, in quanto attualmente le condizioni di mercato favoriscono una discesa dei tassi, sia fissi che variabili, quest’ultimi però potrebbero subire un’impennata tra qualche anno, mentre invece la discesa raggiunta da quelli fissi (anche se non particolarmente conveniente rispetto alla media europea) resterà immutata nel corso del tempo.